Salva con nome. Episodio 13: “Annie”

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foto7-waste-land-900x493Lo scirocco ha dato inizio al mese di marzo, il più nevrotico di tutti. Pioggia, sole, vento, di nuovo pioggia.

Come il caldo vento siriano ha risvegliato gli animi rimasti assopiti durante il lungo inverno, così il professore ha risvegliato il nostro interesse proponendoci dei lavori sull’arte contemporanea, profondamente trascurata a scuola e spesso, proprio per questo motivo, incompresa. Ci siamo soffermati su un artista in particolare, Vik Muniz, che realizza le sue    opere impiegando oggetti che utilizziamo ogni giorno, facendo sì che essi vengano osservati sotto un altro punto di vista, che assumano un diverso significato. Continua a leggere

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Salva con nome. Episodio 12: “Claudia”

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LungomareE anche febbraio è giunto ormai al termine. Il mese più breve dell’anno per noi studenti sembra interminabile, eppure questa volta, per la prima volta, febbraio non è stato, come suo solito, monotono e ripetitivo. Quest’anno  il freddo sempre più pungente è stato accompagnato, come se non bastasse, dal vento “Burian” proveniente dalle steppe della Siberia.

Sono gli ultimi giorni del mese e in classe il nostro amato e torturato condizionatore non ha intenzione di attivarsi ed è proprio il professore che, mettendo in moto e azionando le nostre menti, ci trasmette calore in quel freddo pomeriggio. Continua a leggere

Salva con nome. Episodio 11: “Leonardo”

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GiambattistaVico-1-800x445Due oggetti apparentemente identici, ma uno di essi è un’opera d’arte. Com’è possibile? È la sfida che spesso ci pone l’arte contemporanea. La filosofia di Leibniz è venuta in nostro soccorso, avvertendoci che non esistono due cose sulla terra davvero uguali e che quindi c’è una ragione per cui un semplice orologio può diventare un’opera d’arte. Questa ragione, molto spesso, è la sua storia, le ragioni o i vissuti che hanno portato l’artista a fare una certa scelta.

Dobbiamo chiedere aiuto a un altro filosofo allora: il grande Giambattista Vico. Per il filosofo della Scienza Nuova (la sua opera più importante) l’uomo può conoscere davvero solo ciò di cui è artefice, come la matematica e, soprattutto, la storia. Della natura avremo una conoscenza sempre incerta, perché non siamo stati noi a farla. Continua a leggere

Speciale The Handmaid’s Tale: il racconto di Serena Joy

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[Continua il nostro lavoro di classe sulla serie tv più interessante degli ultimi anni: due quinte classi coinvolte, i contribuiti spazieranno dalla fan fiction al saggio filosofico. Il secondo contributo è dedicato a uno dei personaggi più “simpatici” della serie. T. A]

serena joyPrima non ero così, non lo ero affatto.

Prima la mia vita sembrava felice e spensierata proprio come quella di una bambina. Quella bambina che tanto ho desiderato, ma che per volere di Dio non potrò mai tenere fra le mie braccia. Da quando ho ricevuto la notizia della mia sterilità, non ho smesso un solo giorno di chiedermi cos’è che non va in me. Ci sono giorni in cui non riesco a toccare cibo e penso a cosa serve vivere se non posso adempiere al compito che mi è stato affidato dal Signore: quello di essere madre. Ci sono sere che mi appoggio al baule vicino la finestra e guardo fuori. Mi capita di vedere famiglie, famiglie felici. Il figlio cerca attenzione dalla madre, ma lei è troppo occupata a parlare col marito. Stupida donna! Cosa darei per essere al suo posto, non perderei mai un singolo momento della vita di mio figlio, lo amerei, lo curerei, non gli farei mai mancare nulla. Sarebbe il frutto del nostro amore. Mio, e di mio marito Fred. Lui sembra non dare peso al mia problema. Gli vado bene così come sono, mi ama lo stesso.

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Speciale The Handmaid’s Tale: il racconto dell’ancella Janine

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[Comincia, con questo racconto, la pubblicazione dei lavori svolti dagli studenti e dalle studentesse delle classi 5B e 5C del Liceo delle Scienze Umane di Ischia (a.s. 2017/2018) intorno al romanzo di Margaret Atwood “Il racconto dell’ancella” e alla serie tv a esso ispirata “The Handmaid’s Tale”. Entrambi prodotti complessi e di spessore, con un’attenzione per temi di grande attualità: la questione del totalitarismo, la centralità della testimonianza, il ruolo della donna, aborto e maternità surrogata, e molti altri. Dopo la visione della serie e la lettura del romanzo, gli studenti sono stati invitati a confrontarsi criticamente con saggi filosofici, ispirati alla filosofia contemporanea, e racconti “transmediali”, capaci di continuare la narrazione del romanzo o della serie tv. Esercizi non semplici, per il potenziamento della scrittura e delle abilità argomentative. Di seguito il racconto dell’ancella Janine, una protagonista “secondaria” del romanzo e della serie. T. A.]

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“Va in camera tua”, così mi ha liquidato il Comandante dopo avermi ricordato che giorno è oggi.
Camera mia. Non ho mai avuto una camera per me. Sin da quando ero bambina dormivo con i miei tre fratelli più grandi e la mia sorellina, tutti in una sola stanza.
“Camera mia”. Ripeto nella mia mente queste parole come se non avessero un senso, come se appartenessero a una lingua sconosciuta. E sento montare in me una risata, che però muore sul nascere e si trasforma in un riso nervoso.
Non è camera mia, non ne ho mai avuta una e nemmeno questa lo sarà. Sento un nodo alla gola, mi viene da piangere, ma non posso, non posso essere sempre così fragile.

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Salva con nome. Episodio 10: “Sabrina”

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maurizio_cattelan_001Nuvole scure ricoprono il cielo, fulmini luminosi lo squarciano. Un tuono improvviso scuote particolarmente le persone più sensibili: il viso del professore si tinge di un sorriso leggero. Gli animi di tutti sono rilassati, quasi allegri. Il termine del quadrimestre e degli infiniti giorni di verifiche fa emettere un sospiro di sollievo.

 Il professore sceglie di utilizzare la lavagna multimediale, l’atmosfera cupa limiterà notevolmente i commenti sui problemi di luminosità. L’argomento del giorno, come il professore ci aveva annunciato in precedenza, affascina tutti: come realizzare un video efficace, che catturi l’attenzione ed ottenga numerosi consensi.

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Salva con nome. Episodio 9 “Daniele”

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Gennaio volge al termine, e così il primo quadrimestre. Tutti noi abbiamo i visi devastati dalla stanchezza per il turno pomeridiano, nonostante le giornate scolastiche siano diventate più leggere, procedendo al ritmo di due sole interrogazioni al giorno per ognuno di noi. Ovviamente sono ironico.
Sono le 17:20 e il professore entra in classe, trasmettendoci una bella sensazione di allegria. Guarda la finestra e mentre noi seguiamo il suo sguardo, restando incantati alla vista del sole che si tuffa nel mare azzurro del Golfo di Napoli, penso che la nostra sia probabilmente una delle classi con la vista più panoramica di tutto l’istituto. Dopo questa sensazione di orgoglio per essere uno dei pochi studenti del liceo a poter godere di questo bellissimo tramonto durante le ore di lezione, rivolgo il mio sguardo al professore e noto che i suoi occhi brillano. So tutto questo cosa significa.
Per introdurre la spiegazione di un nuovo filosofo, Gottfried Wilhelm von Leibniz, discuteremo la quarta puntata dell’ultima stagione di Black Mirror, una serie che al professore piace molto. L’episodio in questione è “Hang the DJ”. Riprende nel titolo un verso del brano Panic della band inglese The Smiths. Continua a leggere

Non ne dubito, esisto perché ho paura. Meditazione cartesiana

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[Come ogni anno, pubblico la migliore meditazione cartesiana svolta dai miei studenti di quarta. Dopo aver letto le Meditazioni di Cartesio e con l’aiuto di alcuni punti-guida, i miei studenti devono essere in grado di produrre una meditazione vicina allo stile e alla profondità di Cartesio. La meditazione che pubblico – la migliore, ma anche altre meriterebbero la pubblicazione – vi lascerà senza fiato. T. A. ]

Noi non esistiamo. Assurdo, si potrebbe dire. E invece è proprio così, noi non esistiamo. Si può dubitare di tutto, non c’è niente che sia indubitabile. Se allora posso dubitare di tutto, posso dubitare anche della mia stessa esistenza. Chi può affermare il contrario? Ovviamente chiunque. Noi esistiamo, siamo reali, perché proviamo passioni, perché pensiamo, per innumerevoli ragioni. Ma se posso sostenere due concetti opposti con valide tesi, qual è dunque la verità? Esiste una verità? E io esisto? Domande del genere attanagliano la nostra vita in continuazione.

Al giorno d’oggi evitiamo di riflettere: bisogna lavorare, studiare, andare in palestra e frequentare i cari. E perché non ho tempo per meditare? – mi chiedo. Per paura.

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Salva con nome. Episodio 8: “Luisa”

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Gennaio è quasi terminato. In questi ultimi giorni il freddo è più pungente del solito, il vento gelido e il cielo brumoso un po’ grigio ed un po’ bianco latte. Guardo fuori dalla finestra, le giornate passano in fretta tra interrogazioni e compiti per casa. Sui volti di tutti può leggersi una leggera stanchezza. Sorrido alla mia compagna di banco mentre il prof entra in classe e ci saluta. Mi chiedo quali argomenti affronteremo oggi e la mia curiosità trova quasi subito risposta. La lavagna multimediale viene accesa e ci offre un immenso spazio bianco, spazio che molto presto verrà riempito di grandi parole e pensieri. “Ragazzi oggi riaffronteremo in modo sintetico tutti gli argomenti studiati dall’inizio dell’anno”. Leggo negli occhi di alcuni miei compagni il panico, come se il professore avesse fatto chissà quale assurda affermazione. Continua a leggere

Salva con nome. Episodio 7: “Ester”

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Mi sento scoppiare, quasi quasi vomito! La quantità di glucosio nel mio sangue ha superato i valori massimi e la mia attenzione è crollata; certo è che dopo vacanze di Natale, durante le quali il mio esercizio fisico poteva essere al massimo “camminata veloce tavola-divano”, tornare a scuola è psicologicamente destabilizzante.

E come iniziare il nuovo anno al meglio? “Oggi analizzeremo il frontespizio del Leviatano”, ci informa il prof. Rievoco così le lezioni su Hobbes dello scorso anno, incontrato durante lo studio della storia del Seicento.

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